Di incontro in incontro: le sette proposte della Fiat e la valutazione del Governo

Al vertice che si è tenuto oggi pomeriggio al Ministero dello Sviluppo economico – cui partecipavano rappresentanti di Fiat, parti sociali e Governo – sarebbero venute fuori sei-sette proposte che ora dovranno essere valutate. Le domande, soprattutto per la politica, restano le stesse: come rispondere alle due settimane di cassa integrazione decise da Sergio Marchionne per i 27 mila dipendenti di tutti e cinque gli stabilimenti Fiat? E soprattutto: quanto mettere sul piatto, in termini di incentivi, di fronte a un Marchionne che avrà sì le sue ruvidità, ma certo va diritto al sodo?
29 GEN 10
Ultimo aggiornamento: 12:42 | 19 AGO 20
Immagine di Di incontro in incontro: le sette proposte della Fiat e la valutazione del Governo
Come rispondere alle due settimane di cassa integrazione decise da Sergio Marchionne per i 27 mila dipendenti di tutti e cinque gli stabilimenti Fiat? E soprattutto: quanto mettere sul piatto, in termini di incentivi, di fronte a un capo-azienda che avrà sì le sue ruvidità, ma certo va diritto al sodo? Per il governo è un rompicapo. Perché sulla contropartita richiesta da Marchionne esistono almeno tre linee: quella del ministro dello Sviluppo, Claudio Scajola, artefice finora di tutte le trattative con il Lingotto; quella di Giulio Tremonti, responsabile dell’Economia e depositario dei fondi per i bonus auto; e quella di Palazzo Chigi, con un Silvio Berlusconi preoccupato per una grana in mezzo alla campagna delle regionali, e che per di più, nella Fiat attuale, non ha ancora trovato un interlocutore attendibile.
Il più esposto è Scajola, che a dicembre, nell’ultimo mega incontro con Marchionne a Palazzo Chigi, si era convinto di aver portato a casa un agreement natalizio: impegno Fiat a investire in Italia 8 miliardi e far salire la produzione da 650 mila a 900 mila auto; sì del governo alla proroga degli incentivi sia pure in forma ridotta; nulla di fatto per Termini Imerese, in attesa dell’ennesimo appuntamento in programma per oggi. Sui bonus Scajola non fa mistero di come la pensa: “Grazie agli incentivi nel 2009 abbiamo avuto un calo di vendite di solo il 3 per cento; un gettito fiscale sulle auto vendute in più di 900 milioni, oltre il 70 per cento di quanto erogato”. Dei 2 miliardi stanziati a febbraio 2009, ne sono andati all’auto più di 1,2; il resto ad elettrodomestici e mobili. Il rinnovo ne prevede un quarto, 500 milioni. Il bonus governativo si ridurrebbe da 1.500 euro a 700, e la durata scenderebbe da dieci mesi a sei. Operazione mirata, per di più, alle vetture ibride, dove la Fiat ritiene di essere penalizzata rispetto ai concorrenti.
A frenare è soprattutto Tremonti, e stavolta più che della tradizionale parsimonia del ministro si tratta di una visione diversa da Scajola. Già nel 2009 il responsabile di Via XX Settembre aveva aperto a malincuore il portafoglio, sotto la pressione di Scajola e Berlusconi, e con la Lega contraria a incentivare le grandi aziende. Nel pacchetto entrarono dunque elettrodomestici e mobili, prodotti in larga parte nel nordest. Non solo. Tremonti ha più volte affermato che la priorità è un’altra: “Mettiamo le risorse sulla cassa integrazione e gli ammortizzatori, non sulle aziende”. Poi sono arrivati gli aiuti all’auto decisi da Francia e Germania. A Parigi, Nicolas Sarkozy ha però imposto al numero uno della Renault, Carlos Ghosn, di rinunciare a fabbricare in Turchia la nuova Clio; cosa che ha fatto inorridire la Commissione europea, ma che ha provocato in Tremonti una certa invidia. Mentre a Berlino Angela Merkel ha concesso prestiti in cambio di ristrutturazioni, secondo un’ottica un po’ obamiana. “Ma”, ripete Tremonti, “altrove non esiste la cassa integrazione. O si aiutano le industrie o si aiutano i lavoratori”. Non solo. Ai suoi interlocutori il ministro descrive gli incentivi ai settori industriali – diversamente dagli sgravi sugli utili reinvestiti – “come dei puri stupefacenti. Chi li prende ci si abitua sennò va in crisi d’astinenza. Gli effetti della droga si aggiungono poi a quelli della globalizzazione”.

Ma all’Economia c’è una linea ancora più rigorista impersonata dal direttore del Tesoro, Vittorio Grilli. Come riferiscono al Foglio fonti autorevoli, Grilli è contrario a iscrivere a bilancio un esborso a fronte del quale non ha un dato certo in termini di beneficio fiscale: dovrebbe contabilizzarlo come pura uscita, e se l’ha fatto nel 2009, in piena emergenza, molti meno margini ha nel 2010, con una exit strategy dalla crisi delicata per il debito pubblico.
Infine c’è Berlusconi. Ha affidato a Maurizio Sacconi il compito di esternare il malcontento soprattutto per l’annuncio contemporaneo della cig e della distribuzione del dividendo agli azionisti Fiat. Ha per ora chiesto a Tremonti di restare fuori dalla mischia, cosa che l’interessato farebbe ben volentieri. Quanto a sé, il Cav. ha cercato un interlocutore al Lingotto in Luca di Montezemolo. E da LCdM alcuni segnali sono giunti: “Siamo sempre aperti al dialogo”. Più soft nella forma, il presidente Fiat non può però esserlo nella sostanza. A Palazzo Chigi e dintorni qualcuno descrive Marchionne “come una saponetta, ti scivola sempre via”. E forse rimpiange i tempi in cui c’era un Agnelli, o un Romiti, all’altro capo del telefono.